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Archive for the ‘Diario di bordo…’ Category

Seduta in cima ai miei pensieri, e sulla terra nuda. L’odore della terra umida mi inumidisce l’anima e l’acre profumare della legna bruciata in un camino mi riconnette con i miei passi. Calpestare il suolo un passo alla volta, respirare ogni singolo accartocciarsi di foglia sotto il peso dei miei piedi stanchi. Trovare riparo tra le braccia di un albero e riposo tra le sue fronde paterne, mie ali eterne. Non ho più bisogno di chiedermi perché tra questa folta chioma verde, tra questo prato accarezzato dal vento… Io sono vagabonda e scalza, il peso delle mura domestiche mi schiaccia, il pensiero della quotidianità mi debilita giorno per giorno.

Ho il mare mosso-

E l’alta marea domina i miei giorni. Sono nata per cantare, ma in prigione non si può senza naufragare. Sono verde tempesta, di speranzosi altipiani e verdeggianti terre lontane, via da qui, via dal costruito paradigma di queste quattro mura. Ho le mie fragole con me, ed i miei sogni stropicciati dallo scorrere del tempo e dalla malinconia. Oh triste mia monotonia, che mi hai rubato le estati più belle, le mie poesie, le caravelle su cui fuggir lontano.

Sono povera di speranza oggi, la macchia verde della mia gioventù s’è arenata sulla sponda dei miei anni. Dovrei essere una donna, dicono, sono invece ancora un’amazzone che ama cavalcare. Legata non posso proprio stare. Ho una mia etica, delle mie necessità, una valigia che mi porto dietro da sempre piena di scarabocchi e vecchie cicatrici, che forse sono tutto ciò che sono, tutto ciò che resta di me, di quel poco che mi è stato tramandato di un’identità a breve scadenza. Ce n’è voluta di pazienza a lasciar andare via tutto, a buttar via chili di zavorre e ricordi fastidiosi. Bisogna essere meticolosi e cominciare, forse, da zero, il nero vuoto d’origine e di eternità, la madre terra, il silenzio, le stelle, l’universo, l’animo umano nella sua più cruda nudità. È perverso scegliere definizioni, sono perverse le etichette e le ossessive perfezioni. Siamo ciò che siamo, anche quando non siamo pronti ad essere, anche quando sopravviviamo a stento all’agonia, al dolore, alla malinconia. Il ticchettare del tempo ci si scandisce dentro come una bomba atomica piazzata a caso lì nel cuore, senza neanche a volte il silenziatore. Ed ogni battito diventa malattia, ci pugnala alle spalle imprevisto mentre siamo impreparati. Animi stolti e innamorati, perpetratori di speranze e sogni vani, di bisogni villani, di umanità, a volte sì, senza neanche dignità. Si perde dignità , fra le lacrime, a volte. A volte sono scosse di dolore a risvegliarci, una pertosse ironica e cocciuta la nostra voglia di vivere, una maledizione! Non ce ne libereremo mai! Non lasceremo mai le mani di coloro che ci hanno insegnato, e in parte saremo loro schiavi e debitori per sempre. Questo è il nocciolo che ci spezza il dente, il nostro essere coerente con ciò che ci è stato inculcato, questo nostro cervello malandato è un peschereccio naufragato aldilà del bene e del male. E questo è il nostro pane: ci nutriamo di luoghi comuni, aspettative, altrui raccomandazioni. E dove siamo noi in tutto questo scorrere irripetibile di vita? Dove siamo noi nella discesa, in questa vita, e poi nella salita?

Tra le braccia del mio albero lasciatemi cantare, lontano dalla monotonia dei giorni e dall’anatomia dei miei ragionamenti cronici. A volte non serve pensare, vivere potrebbe bastare. Bisognerebbe chiudere gli occhi del pianto e assaporare l’infinito per un attimo soltanto. Allora tutto forse cambierebbe… una nuova prospettiva si profila forse all’orizzonte. Ed io guardo il mare, il mare mosso che ho dentro, per raggiungere la linea sottile dove stare in equilibrio tra cielo e mare, tra vivere ed amare, soffrire e poetare.

Non c’è una fine degna di essere scritta! Forse nemmeno un inizio, siamo una linea un po’ bislacca sospesa fra le nuvole. Le nostre lacrime sono il vapore dell’universo, insieme scarabocchiamo la storia del mondo.

Adesso è dolce la mia pena, è quasi sopportabile, non si possono ingoiare le lacrime se si è già colmata la misura. La nostra anima si spande inesorabile all’infinito, e noi viaggiamo con lei, compagni d’avventura. Per quanto faticoso il viaggio ci porterà fortuna, e giungeremo alla meta intatti. Con la pelle profumata di rosa ci sveglieremo dal sogno, un nuovo canto ci sarà assegnato, consoleremo i silenzi del mondo.

La penna, la mia penna, se ne verrà con me, vagabonda per il mondo a disegnare il canto che ho nel cuore, cha sia di sabbia, rabbia, gioia, mare o amore. Imparerò ad amarmi nonostante tutto, nonostante tutte le burrasche, le pietre nere e
le disperazioni…

Io firmerò di nuovo il patto con la vita sotto questo albero e mi sarà resa indietro l’anima smacchiata dal dolore, la compagnia, il riposo.

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Come fai a restare indifferente
Dopo che hai guardato in volto
Una farfalla
E nei suoi microscopici occhi
Hai presentito lo sfilare della
Fragile esistenza.

Un’ impercettibile interazione,
Un incontro effimero e fugace:
I tuoi occhi -in un istante- i suoi scoprire…
Il vivere, e poi rapido
Il morire.

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What’s the meaning of fate
When in a matter of seconds
you can feel the most terrible joy
And find it painful?

What is love?

No barriers, no parameters,
No possible explanations
Just the courage of
Welcoming
Weird unsettling emotions

So is the image of a desired face,
Flying as a picture flowing in the wind…
Just the portrait of a dream
In which you are the hero
And you win
The love
Of fate.

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È strano camminare
Sospesi fra le nuvole
Con alle spalle l’oscurità 
E ad aspettarti la luce…

Come il tratto indeciso di un pittore
La macchia rossa di un timido rossore di sole
Si estingue all’orizzonte.

E tu conti i giorni del passato
E li racconti ad una stella
Che vigila serena lì nel suo appuntamento celeste.

Una virata, e un mare di nuvole
Si schiude al mio sguardo…
Come se la loro consistenza fosse 
Parte di me
E i loro giorni scritti nei miei sogni.

Continua il viaggio mentre il cielo stempera l’attesa tediosa dell’impatto con la terra-
Patto di vita e di ritorno
Come svegliarsi dal sogno
Di una parentesi autografata
Di azzurro.

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Roma, sei bella la notte dall’alto
Con le tue luci come stelle
Che testimoniano un firmamento
Di vite.

Il viaggiatore ti spia dall’oblò 
Del suo aeroplano
Mentre diventi irraggiungibile
Sempre più bella ed impossibile

Sei bella da togliere il fiato
Come un pianto disperato 
Ogni tuo addio

Per te, o Roma, da un aeroplano il canto mio

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Violent black
Crashing dreams
As broken glasses
Cutting my skin

That’s my only sin:
Continuing to hope
In this suffocating Land.

I try to breathe, I can’t
I drown down deep
No other need
No other me.

My past past calls me strong
There’s nothing wrong,
There’s nothing wrong
In what I have been
There is no sin
No other mean.

I look up at the sky
So many “why”
You’re only lies,
Dreams butterflies.

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Intricate trees sawn
With a sky piece
Velvet grass upon my head
There is nothing I miss

A flower in my mind
And everything I lived
Is sealed in my hands
And that is all I need

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