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Malincostalgia

Mi manchi tra le trame delle
mie vestaglie di seta,
Pronte ad accogliere la sera
A lume di candela, e dei mille e uno anniversari.

Mi manca la spontaneità dei tuoi capelli ragazzini
Portati a caso su una felpa
Che tentava a fatica di intonarsi
Al mio vestito.

Mi mancano le passeggiate il sabato
E bere il tè da caraffe d’argento
In tazze di porcellana e sogni
Pozzanghere di cielo ripiene
Di malinconia

Mi manca camminare sui marciapiedi
Maldestri di Parigi, sempre affollati
Delle mie insaziabili voglie
Affannati di arte e zucchero
Sazi di me e di te
Tu pieno di stupore nel cuore
e malcontento sulla bocca
Io disperata d’amore e di felicità
Col cuore distrutto dalla sua eterna temporaneità.

Certe volte mi volto,
A riguardare indietro,
Come a voler riacchiappare tutto
Ogni briciola, ogni dettaglio
Ogni pezzo grondante di vita che
Mi è cascato dalle mani.

Imbrattami di te, dei tuoi pensieri
Di fate e sogni
Anche ora che siam grandi
Di incantesimi smarriti,
Disillusi, ma veri come il pane appena sfornato, e le battaglie che abbiamo combattute insieme.

Non so se abbiamo vinto,
Ma siamo ancora in gara
E di traguardi vuoi o non vuoi
Ce ne siamo regalati tanti.

Eppure mi manchi in tutto stasera
In quelle serate rubate a casa mia
Quando fuori la pioggia battente
Ti faceva prigioniero mio per sempre
Nella mia casa e nel mio cuore
Sei il focolare che mi scalda ogni notte.

Solo un racconto…

Mi lasci sempre una piega
D’amaro sulla bocca
Un tacito giacinto morente
Un crepuscolo di rose e lacrime.

Una triste limonata di ricordi
Troppo acre per addolcirmi
Il cuore.

Se per te ho sempre amato
Per te pure ho sempre perdonato

La tua assenza
La mia invisibile presenza
E tutte le cose silenziose
Che ci siamo detti.

A conti fatti,
Siamo solo un racconto,
Una storia,
Un triste melodramma
E chissà poi
Se qualcuno
Ci leggerà mai.

All’Italia


Abbiam lottato e sopportato
Insieme tante cose
Dai terremoti
Alle politiche feroci
Inflitte sul tuo cuore
Abbiamo sopportato
Con dolore
Ed ora siam di nuovo qui
In ginocchio
Dinanzi l’altare
Della Provvidenza.

Mia bella Italia,
Vederti così soffrire...
Agonizzante di fronte
Gli occhi impotenti di tutti.

Tu la più bella tra le rose,
E tra tutte le mie cose
Irraggiungibile
Costretta al buio
Nelle tue prigioni
Al riparo dal male
Tra le mura tue di casa.

Solo una cosa vorrei:
Poter trovare la chiave
Che ti renda ancora libera
Essere
parole di salvezza, di guarigione,
Vederti ancora splendere
Di sole e d’azzurro
Poterti amare
Di poesia e di mare
Terra mia.

Meravigliosi mostri

Ricordi,
Questi nostri
Meravigliosi mostri.

Impermanenza, a mio padre

Scorrono i giorni
Come foglie in fuga
Su un calendario di ricordi petaloso
Oggi è già ieri questa sera,
Il sole narra il suo declino
E il ticchettio dell’orologio
Si ripete
Inesorabile e senza riposo.

Eppure non c’è mai tempo,
Neppure quando cade la lancetta
All’ultimo sospiro di quest’anno stanco
A ricordarci quanto ogni attimo
È importante
Ché il tempo vola via,
Tutto finisce,
A volte inaspettatamente
E quanto poi per sempre ci mancheremo un giorno.

E hai dimenticato
Quanto mi hai amata
Il giorno in cui sono nata
Dopo avermi desiderata ed aspettata
Per anni…
Io che per anni ci ho pensato,
E ho tardato ad arrivare
Come per dirti:
“Ma sei sicuro che poi mi saprai amare?”

E se mi hai amato allora
Allora poi amami ancora
Perché non basta il sangue
A sigillare i legami
Solo l’amore che ci sappiamo dimostrare è
La silloge perfetta di questa nostra storia
E il tempo, che siamo pronti a
Dedicare…

E se mi hai amato allora,
Allora amami ancora
All’ultimo sospiro di quest’anno stanco
Che ci ricorda quanto ogni attimo
È importante
Ché il tempo vola via,
Tutto finisce,
A volte inaspettatamente
E quanto poi per sempre ci mancheremo un giorno.

Poesia

– Te lo ricordi quando eravamo bambini? Quando ci siamo incontrati e tu avevi gli occhi e il cuore grandi grandi?
– E tu fai ancora l’henné? Sei sempre uguale e sempre uguale a me?

Che bello rincontrarsi, anche sotto la pioggia, solo per un caffè… che bello rivederti e vedere che sei ancora così, buono come il pane, spontaneo e genuino come un bel mattino.

E t’ho dovuto salutare, t’avrei portato con me
Come un pezzo di ciò che sono stata
Come un ricordo
Una lacrima
Una nostalgia
Come fossi ancora casa mia.

Cioè che siamo stati
Resta ciò che siamo
Come pezzi di dna
Infiltrati nella nostra identità.

Arrivederci pulci, grazie di essere passato e avermi ricordato chi sono.

A Ruben, a chi è stato, chi è, e chi sarà…

Iperbole 2

Siamo otri di poesia
Che volano nel vento
Contenitori di idee,
Ricordi, ritagli d’identità perdute
Vite vissute, trasparenze
E quadri d’autore.
Siamo il capolavoro esterrefatto
Di una natura madre e ladra
Siamo occasioni mancate
Frasi dimenticate
Silenzi e patimenti
Oltre le gioie immense.

Siamo gli estremi in riva
Al mare, onde indomabili
Rime impensabili
Fatalità accadute
Per caso o per destino
Siamo l’efficienza del mattino
La pace della sera
Il punto e virgola
Tra le strofe a primavera
Siamo le cose silenziose
Talvolta perturbanti
Punti perduti
Ombre distanti
Siamo i silenzi amari
Dinanzi ai nostri mari
E tutto ciò che ci
Potrebbe forse,
Un giorno, accadere.

Ritorni

La luce invadente
Nell’abbagliante nebbia
Di notte
Soffocante

Manchester si affaccia
Dal mio finestrino
E Roma muore un po’
-ancora- nel
Mio cuore

Mmanu legge, calmo
Come sempre
Ed il mio cuore è
barbarie

Uno sciame di silenzi misti ad
Agitati ricordi
In volo…

-E poi
Si atterra.

Se ne va la gente…

Se ne va la gente,
Come una stagione,
Come l’impetuosa estate,
Come l’acquazzone.

A passi felpati, come tra la
Neve, se ne va la gente
Quando non hai più sorrisi da dare
O cose da dire

Se ne va la gente in silenzio
All’imbrunire
Noncurante della tua tempesta
Di stelle, dei nubifragi sopra la tua pelle.

E andando via porta via con sé
Quello che rimane di te
Lasciando in cambio
Un fardello di lacrime e poesia.

28 Ottobre

Come tutti i 28 Ottobre
Della mia vita, della mia vita
Senza te.

Svegliarsi al mattino
È come un po’ morire
Ed assaggiare il dolore
Dell’assenza.

Impermanenza
Irreversibile saluto
Al tuo ricordo,
Pegno che pago
Ogni anno quando
L’ago della bussola
Punta a questo giorno.

Ed è qui che ho imparato
Quanto è alto il prezzo
Di un addio se hai tanto
Amato.