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Scemo chi legge

“Non desiderare la donna d’altri”

Tua

Come un passero annidato sul cuore

che sfiora battiti e si nutre del tuo amore

Come una cicatrice che ti appartiene da sempre

come memoria di un dolore che ci lega permanente

Come il disegno di un sogno,

appena accennato…

o un verso di poesia

soltanto immaginato.

Io sono tua per sempre

promessa sigillata.

Io che da te son stata scelta

io che per te mi son donata.

Il tempo delle lacrime

Col tempo ci si scorda anche del tempo delle lacrime,

e degli amici cari, e delle cose andate…

Col tempo si dimenticano gli anniversari, e i compleanni che non son segnati….

Col tempo passan via le delusioni,

anche quelle terribili e le umiliazioni.

col tempo se ne fanno di ragioni, e all’improvviso poi si trovano le spiegazioni.

Col tempo si sorride sulle derisioni di quelli che si ostinano a viver d’illusioni.

Col tempo se ne cambiano di situazioni, si perdono per strada le giustificazioni

Col tempo che fugge come un treno in pianura

Rincorro questa vita  e ne seguo l’andatura

consapevole

che quanto mi lascio alle spalle

è soltanto spazzatura.

Sarebbe stato bello se per te fosse stato vero

sfiorare per un attimo il suo sentiero…

Ridicola presunzione umana

pensiamo di leggere quello che gli altri non hanno scritto mai

Ridicoli ritocchi e righe ubriache

deridono le scelte inaccettate.

Chi sono io? Chi sei?

sei sillabe stonate in questi giorni miei.

Ora che i fiori profumano d’arancio

e tu ti sveli senza dignità.

Questa volta non avrò più sorrisi per te

amica fragile che mi hai strappato il cuore

ferendolo per sempre con la tua bugia.

Non più dolore, non più sapore

e questa sera neanche più rancore…

Per te ho immolato solo stupide sillabe di compassione.

Punto.

Come se…
Come se la fine non bastasse e non avesse più valore
Come se…
Come se si aspettasse un’altra fine per dar vita a un nuovo inizio
Come se…
Come se neanche più la vita fosse sufficiente a fermare un solo gesto, l’ultimo. Volgare quasi.
Pensiero, triste, vita, volo, morte.
Come se fossimo candele stanche di bruciare e volontariamente tagliamo lo stoppino e smettiamo di brillare

Grazie Padre

Itaca

Il giorno che io ti incontrai
È stato come ritornare a casa
Dopo anni d’esilio…
È stato come ritrovar tra le tue braccia
Le sponde antiche, il porto sicuro
Della mia giovinezza…
E dopo mari stranieri
e torbide tempeste… Scorger di lontano
Le tue rive, tra cui trovar rifugio
Come una bambina, come un’ esule dal cuore ferito
Finalmente a casa, in terra di speranza.
Il giorno che io ti incontrai
Passeggiare nel mio cuore
È stato come ritrovar me stessa
Di ritorno da memorie perdute.
Accogliersi in silenzio
E dirsi tutto poi, senza parole.
Il giorno che io ti incontrai
È stato come se tu fossi stato
Lì ad aspettarmi da sempre
E che il motivo del mio viaggio
Consistesse nel trovarti poi,
Per caso, a casa mia.

De silentio

Basta!

Il silenzio non esiste,

inutile illudersi.

In queste nostre vite

abita il rumore,

anche la notte,

anche nel sonno.

Un suono sordo e costante

un’eco fredda e ipnotizzante

a fermentare i pensieri

rumorosi anch’essi,

sempre.

L’udito si abitua al suono

e non può più farne a meno

mai

e lo cerca, e lo rincorre

e si aggrappa ad esso con tutte

le sue forze… fino a inventarlo, a volte.

Perché il silenzio fa male,

il silenzio…

il silenzio ferisce

il silenzio…

Il silenzio non esiste.

Basta!

Sole

cIelo

mAre

schiuMa

nuvOla

ACQUA

goCcia

gHiaccio

nEbbia

ruScello

fuoCo

sOrgente

aRia

Roccia

vEnto

p-e-n-s-i-e-r-o

- – - – - e r o

p e n s i e r o

- –  n – - e r o

- – -  s i  - – -

- –  n – - – -  o

p e n s – - –  o

p e n s i   – - -

p e n – - – -  o

p e n – i   – - -

- – -   s i e r  o

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-  -  n – - e –  o

p e n s i e  r  o

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